#starvinginczech

Sapete già che sto avendo problemi con il fuso orario culinario, da queste parti. Mi dispiace tediarvi di nuovo con l’argomento, ma in Repubblica Ceca la situazione è ancora più drammatica: pranzo in ufficio alle 11AM, si esce a cena alle 21PM. Ci sono 10 ore in mezzo. 10 maledettissime ore!

Sono alla quinta merenda e non so più come placare la fame.

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#languagebarriers

Trasferta in Repubblica Ceca per una settimana. Il mio nuovo capo non parla Inglese, io non parlo Ceco, lui mi dice qualcosa in tedesco (che io capisco poco), io gli rispondo in spagnolo (che lui capisce molto poco). Allora io vado in palla e mi escono solo parole in Italiano, lui mi guarda con sguardo vacuo. Poi prende il telefono e chiede a Siri di tradurre, ma lei caccia fuori frasi senza senso. Lui si scusa (forse) e dice che coi cinesi funzionava. Alla fine tacciamo e ci osserviamo, e i nostri sguardi dicono “dai concentrati, che magari ora risolviamo il problema sviluppando la telepatia”.

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La rivincita di Parigi

Nanna è una delle mie migliori amiche. Originaria di Pisa, ci siamo conosciute durante il primo anno di università, quando lei era una studiosa e rigorosa studentessa bocconiana, fieramente individualista e con un insano feticismo per Microsoft Excel.

Poi Nanna è partita per l’Erasmus, e al suo ritorno versò tante di quelle lacrime da depressione-post-erasums che si pianse via anche il rigore e l’individualismo, diventando una persona adorabilmente pigra ed esilarante. Ammetto di essere tutt’ora sconcertata da questa sua misteriosa mutazione, ma c’è una cosa che mi rincuora e mi fa escludere l’ipotesi dello scambio di persona, ed è continuare a vederla trascorrere ore ed ore ed ore a godere di macro, funzioni somma e cerca vert di fronte allo schermo del PC, con il sorriso della felicità stampato sul viso. E lì ne sono certa: è sempre lei.

Nanna ora vive a Parigi.
E Settembre, per quanto mi riguarda, è da sempre un mese caratterizzato da eccessiva irrequietezza e temporaneo senso di onnipotenza.

La conversazione si è perciò svolta più o meno in questi termini:
“Ciao Nanna!”
“Ciao Meri!”
“Che ne diresti se venissi a trovarti prossimamente?”
“Sarebbe bellissimo!”
“Ok ho prenotato per dopodomani.”

A Parigi c’ero già stata tre volte facendo il classico giro turistico stile lista della spesa. L’ho sempre trovata una città affascinante ma che sapeva di esserlo, perciò mi stava un po’ sul culo.
Consapevole dell’urgenza di concedere una meritata opportunità di riscatto ad uno dei luoghi più belli del mondo, la mia richiesta è stata la seguente: Nanna, fammi piacere Parigi.
Niente di più facile, ha risposto lei, basta non fare i turisti. 

Non fare i turisti. Ma io che sono nata col turismo nel sangue, come posso riuscire in un’impresa del genere? mi sono chiesta.

Ecco cosa è accaduto:

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