#welcometorome

Ho evitato per miracolo almeno una dozzina di Smart sguiscianti ed aggressivissime. Mi hanno lavato il vetro tre volte. Quando ho dato la precedenza a una rotonda, il conducente dell’altra auto si è fermato e mi ha guardata manco avesse visto la Madonna. Ho cannato ogni uscita cannabile, perché qua il navigatore va saputo interpretare. Ho aspettato diligentemente in coda al semaforo, per poi scoprire che quelle davanti erano macchine vuote parcheggiate in terza fila. Il clacson, optional totalmente inutilizzato da me negli ultimi 27 anni, l’ho suonato 6 volte. Ho inveito, ho sgasato, so entrata de prepotenza e alla fine me so pure nventata un parcheggio che lévete.
Fortuna che imparo in fretta.

 

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#backhome 

Questi ultimi due mesi mi hanno un po’ presa a pizze in faccia. Sono stata costretta a confrontarmi con numerose spiacevoli evidenze, tipo che non reggo l’alcol come credevo, che trovarsi da soli in un posto sconosciuto a dirlo sembra figo ma in realtà fa schifo, che é molto meglio non fare la fiancata alla macchina a noleggio, che noi italiani abbiamo una sete di amicizia che nessun crucco potrà mai soddisfare. Ma questi ultimi due mesi mi hanno anche insegnato tante cose e reso un po’ più forte e un po’ più saggia, quindi ste pizze me le sono presa volentieri e a ripensarci ora mi viene solo un sacco da sorridere.

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#yesihaveaneconomydegree

Ieri mi hanno regalato un palloncino a forma di Cornella. A parte condividere con voi il mio eccessivo entusiasmo per l’accaduto, vorrei anche illustrarvi la riflessione finanziaria che l’occasione mi ha ispirato. Trovo che investire denaro nell’acquisto di un palloncino sia un’ottima decisione. Non si tratta solo di comprare un oggetto inutilmente carino: innanzitutto compri l’orgoglio di diventare il re della festa – attirando sguardi meravigliati ed invidiosi per tutta la serata (ed è evidente che coi palloncini si rimorchia quasi più che coi cuccioli di cane); compri inoltre la piccola gioia di svegliarti la mattina con un palloncino appeso in fondo al letto, e una giornata che inizia così non potrà che essere una giornata bellissima; compri un certo trasporto emotivo generato dal vederlo tristemente iniziare a sgonfiarsi il pomeriggio seguente; ma soprattutto compri le vocine con l’elio, quando decidi che finirlo è meglio che vederlo agonizzare ora dopo ora. Insomma, davvero soldi ben spesi.

 

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#starvinginczech

Sapete già che sto avendo problemi con il fuso orario culinario, da queste parti. Mi dispiace tediarvi di nuovo con l’argomento, ma in Repubblica Ceca la situazione è ancora più drammatica: pranzo in ufficio alle 11AM, si esce a cena alle 21PM. Ci sono 10 ore in mezzo. 10 maledettissime ore!

Sono alla quinta merenda e non so più come placare la fame.

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#languagebarriers

Trasferta in Repubblica Ceca per una settimana. Il mio nuovo capo non parla Inglese, io non parlo Ceco, lui mi dice qualcosa in tedesco (che io capisco poco), io gli rispondo in spagnolo (che lui capisce molto poco). Allora io vado in palla e mi escono solo parole in Italiano, lui mi guarda con sguardo vacuo. Poi prende il telefono e chiede a Siri di tradurre, ma lei caccia fuori frasi senza senso. Lui si scusa (forse) e dice che coi cinesi funzionava. Alla fine tacciamo e ci osserviamo, e i nostri sguardi dicono “dai concentrati, che magari ora risolviamo il problema sviluppando la telepatia”.

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#iwillkillyouinyoursleep

Devo ammettere di aver avuto qualche difficoltà nell’accettare – e gestire – l’assenza dei fondamentali nel mio appartamento tedesco: bidet, tapparelle, ascensore. Ho sopperito in modi creativi alla mancanza di lenzuola e di fornelli in grado di cuocere qualcosa. Ho convissuto semi-pacificamente con un bagno senza finestre, ho smesso di dare testate al lampadario altezza fronte dopo i primi 10 bernoccoli. Ma a questo. A questo no. A questo proprio non ce l’ho fatta a farci l’abitudine.

 

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#bavarianhits

Una semplice domanda durante la pausa pranzo, di quelle domande che si fanno più per rompere il silenzio che per vera curiosità:

– “Quali cantanti italiani conoscete?”

Mai avrei pensato di ritrovarmi a cantare MA MA MA MAMMA MARIA a squarciagola nella cucina dell’ufficio con una decina di bavaresi fan sfegatati dei Ricchi e Poveri. (Toto Cutugno e Albano sul resto del podio)

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#concertiapocalittici

Ieri. Ultima canzone, si accendono le luci ed appare un incomprensibile messaggio di pericolo in tedesco sui tutti i maxi-schermi. Sotto: “se non capite cosa c’è scritto, chiedete al vostro vicino”.

– “Ehi Tobiasmiomiglioreamicoancheseticonoscodamezzora, perché c’è quel simbolo di morte sugli schermi?”
– “Sta arrivando una enorme tromba d’aria e dicono di evacuare immediatamente il festival, scappare e mettersi in salvo nelle auto”
– “Ah, capisco.”

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#nonsposatemi

Non so stirare, non so cucinare. Non so rammendare un calzino bucato. Odio pulire e vivo la mia vita battendomi per il sacrosanto diritto di non rifare il letto la mattina. Non ho ancora imparato come fare la spesa senza perdermi nel supermercato – piu volte. Cerco tutorial su internet quando devo fare la lavatrice. Uccido cactus, figuriamoci come finirebbe con dei bambini. Però sono incredibilmente brava a fare un sacco di altre cose, come ricamare frasi stupide sulle magliette, impacchettare regali, inventare soprannomi, giocare a biliardino. Sono come quei pupazzi che muovono la testa sui cruscotti delle auto: terribilmente carini ma totalmente inutili.

 

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#bavarianwisdom

– “Ah, prendi subito la birra? Non vuoi qualcosa da bere prima?”
– “Beh, la birra è una bevanda…”
– “No di certo. La birra è la portata principale.”

 

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